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I test di gravidanza dagli antichi Egizi a oggi

La dolce attesa è un periodo che sconvolge in maniera radicale la vita di chi attende una nuova creatura e delle persone che le stanno attorno. La gravidanza è un momento così straordinario che a ogni donna può succedere di sognare di essere incinta.

Secondo le credenze popolari, questo sogno può essere considerato il segnale giusto per eseguire un test e accertare l’effettiva presenza della gravidanza. In merito ai test, è naturale chiedersi, se si ha il dono prezioso della curiosità, quale sia la loro storia. Oggi abbiamo due possibilità davanti. Da un lato c’è lo stick che rileva l’ormone beta hcg nell’urina. Dall’altro, opzione per scoprire in un tempo ancora più precoce l’eventuale gestazione, troviamo il prelievo del sangue, finalizzato sempre a rilevare le beta.

Come andavano le cose nel passato? Scopriamo assieme alcune informazioni curiose in merito.

I test di gravidanza ai tempi degli Egizi

Ai tempi degli antichi Egizi, per scoprire se una donna fosse o meno in procinto di diventare mamma si utilizzava una procedura molto curiosa, della quale conosciamo i dettagli grazie a reperti preziosi come il Papiro di Berlino e il Papiro Ginecologico di Kahun, entrambi risalenti al 1800 a.C. circa. Secondo questi importantissimi documenti, per accertare o meno l’inizio di una gravidanza si invitava la donna a spalmarsi del grasso fresco in diverse zone del corpo, dalle spalle ai capezzoli, il tutto la sera prima di coricarsi. Se la mattina dopo la pelle risultava secca e caratterizzata dalla presenza di zone iperpigmentate – di colore tendente al verde nello specifico – si confermava la gravidanza.

Lo stesso avveniva davanti all’insorgenza di episodi di emesi a seguito dell’assunzione di succo di anguria e latte materno mischiati tra loro. Dall’antico Egitto ci è arrivata la testimonianza di un’altra usanza curiosa per accertare l’inizio della gestazione. In cosa consisteva? Nel prendere l’urina della donna e nel versarla in due diversi recipienti. In uno veniva seminato del frumento, nel secondo, invece, dell’orzo. Nel caso in cui non fosse cresciuto nulla, la donna veniva considerata non gravida. Nelle situazioni in cui spuntava prima il frumento, ci si preparava all’arrivo di una bimba. Nell’altro caso, invece, di un maschietto.

Il test di gravidanza nell’antichità classica

Come veniva accertato l’inizio di una gravidanza nell’antichità classica, periodo della storia al quale dobbiamo molte delle nostre attuali conoscenze scientifiche? Interessante a tal proposito è citare l’approccio del padre della medicina moderna Ippocrate, che era solito analizzare le reazioni delle donne all’assunzione di idromele. Se insorgeva una colica, significava, a suo avviso, che c’era una gravidanza in corso.

Da citare è anche la credenza secondo la quale, in presenza di gravidanza, il ventre della donna fosse in qualche modo aperto e in comunicazione con il resto del corpo. Per appurare la cosa, in caso di sospetta gravidanza si introduceva alla sera una cipolla nell’orifizio vaginale. Se si sentiva al mattino dopo l’alito della donna odorare di cipolla, la gravidanza veniva confermata.

Il Medioevo

Il Medioevo è noto, per quanto riguarda le procedure finalizzate ad accertare l’inizio di una gravidanza, per la diffusione della pratica dell’uromanzia. Di cosa si trattava? Dell’osservazione delle reazioni dell’urina della donna in contatto con altri liquidi, tra i quali è possibile citare il vino.

In alcuni casi, era abitudine, sempre a partire dall’urina, immergere un ago in ferro e controllare se diventava o meno rosso.

Dal XIX ad oggi

Nel XIX secolo le cose hanno iniziato a cambiare con l’introduzione di un approccio di natura scientifica. A dimostrazione di ciò, è possibile citare la definizione medica del concetto di ormone, opera di Ernest Starling e William Bayliss e risalente al 1905.

Al 1926 risale invece la scoperta delle gonadotropine – le beta sono scientificamente definibili come una frazione della gonadotropina corionica umana – e alla fine degli anni ‘50 il perfezionamento delle tecniche di dosaggio radioimmunologico, procedure che videro il ricorso ad anticorpi in vitro con il fine di accertare la presenza delle beta hcg.